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PFAS, acquevenete è parte civile nel processo per disastro ambientale

Azienda Qualità dell'acqua

PFAS, acquevenete è parte civile nel processo per disastro ambientale

Acquevenete, Viacqua, Acque Veronesi e Acque del Chiampo sono ufficialmente costituite parte civile nel processo contro i tredici imputati a giudizio per il presunto disastro ambientale provocato dalla Ex Miteni di Trissino.

Il giudice dell’udienza preliminare dottor Roberto Venditti ha ammesso la costituzione di parte civile delle quattro società del servizio idrico integrato che gestiscono l’acqua nei comuni colpiti da contaminazione Pfas.

Gli avvocati Marco Tonellotto, Angelo Merlin e Vittore d’Acquarone, che tutelano legalmente le quattro società idriche, hanno seguito la vicenda sin dall’inizio.

“La decisione del giudice rende giustizia perché i gestori sono soggetti danneggiati dal reato e perché sono intervenuti subito con gli investimenti destinati all’emergenza al fine di tutelare la salute pubblica –  afferma l’avvocato Tonellotto anche a nome degli altri colleghi e delle società – se da un lato non vi è stata nessuna azione ripristinatoria da parte dei responsabili, il sistema istituzionale ha invece posto in essere tutte le attività per l’incolumità pubblica che erano assolutamente necessarie”.

Le società idriche hanno investito circa cento milioni di euro per garantire la salute pubblica e l’ambiente, e il conto è assai lontano dal chiudersi.

La data del 23 marzo prossimo in tribunale a Vicenza sarà dedicata alla prosecuzione dell’udienza preliminare e si discuterà sull’eventuale costituzione quali responsabili civili delle società Mitsubishi, International Chemical Investors e del fallimento Miteni.

I reati attribuiti agli imputati hanno compromesso lo svolgimento delle funzioni istituzionali dei gestori, obbligandoli a effettuare interventi, investimenti e opere straordinarie volte a garantire  lo svolgimento e la continuità cosiddetto del servizio idrico integrato.

Le attività svolte, prima con l’obiettivo di contenere l’emergenza e contemporaneamente di puntare al livello zero di presenza di Pfas, hanno visto innumerevoli monitoraggi, ricerca e individuazione di nuove fonti di approvvigionamento, realizzazione di strutture nuove, adeguamenti degli impianti, dotazioni di tecnologie di filtrazione, dismissioni di pozzi contaminati e nuove opere finalizzate alla riduzione di sostanze potenzialmente tossiche.

Da ciò si comprende il costo molto alto per le società che, va ricordato, fronteggiano l’emergenza dal 2013.

 

I NUMERI NEL DETTAGLIO

 

Acquevenete: dal 2013, e in previsione fino al 2021, ha investito risorse per 33 milioni di euro circa, di cui 25 milioni da fondi ministeriali a disposizione del commissario straordinario per l’emergenza, Nicola Dell’Acqua. E’ in corso l’appalto per la nuova condotta Ponso-Montagnana-Pojana Maggiore, che comprende oltre 22 Km di nuove tubazioni da posare e un serbatoio di accumulo da 10.000 mc da realizzare a Montagnana. Obiettivo: portare acqua dalle fonti di Camazzole, per risolvere definitivamente l'emergenza Pfas per Montagnana e i Comuni dell'area Berica.

Acque Veronesi: dal 2013 risultano investiti 33,7 milioni di euro, quindici milioni sono già stati spesi dall’inizio dell’emergenza fino alla fine dell’anno scorso, altri sedici sono previsti nel periodo 2020-2021. La società veronese ha già impiegato tra il 2013 e il 2019 circa 11,5 milioni e si investiranno altri 12,8 milioni attraverso i fondi ministeriali e regionali.

In aggiunta, il costo di esercizio per i filtri a carboni attivi che garantiscono lo zero tecnico di Pfas in zona rossa, è stato di 3,5 milioni fino al 2019, ed è previsto un impiego di un ulteriore milione e mezzo nel 2020. Sono circa duemila le tonnellate di carboni attivi utilizzati da Acque Veronesi nel solo 2019. Inoltre nel piano delle opere 2020 il principale investimento di Acque Veronesi è rappresentato dai lavori per la realizzazione del “tubone” di Belfiore, l’interconnessione  che porterà acque prive di Pfas in zona rossa e nel nuovo campo dei pozzi.

Acque del Chiampo: Dall’inizio dell’emergenza ad oggi sono stati spesi 3,9 milioni di euro. Di questi, 490mila euro sono arrivati dal Consiglio di Bacino, mentre 270mila euro sono stati stanziati dal fondo della Regione Veneto. Tra il 2020 e il 2021 la previsione di spesa è di ulteriori 4,8 milioni di euro per la gestione dei filtri e per la realizzazione dei nuovi impianti di filtrazione, dorsali di interconnessione e ulteriori estensioni di rete.

Viacqua: Le spese sostenute e programmate tra il 2013 e il 2023 ammontano a 16 milioni e 850mila euro. Di questi, 2,9 milioni sono costi coperti da fondi ministeriali a disposizione del commissario straordinario per l’emergenza.

Il conto complessivo è di 92,94 milioni investiti per opere già realizzate dal 2013 e in via di realizzazione da qui al 2023. Di questi, 39,16 milioni sono in parte dai Piani d’Ambito e in parte da fondi ministeriali a disposizione del commissario straordinario per l’emergenza.

Questi sono gli investimenti necessari a garantire la sicurezza dell’acqua potabile. Parte di queste somme sarà inclusa nella richiesta danni che sarà presentata agli imputati.

 

Ecco i comuni che si sono costituiti parte civile:

Noventa Vicentina, Montagnana, Pojana Maggiore, Sarego, Val Liona, Agugliaro, Orgiano, Asigliano Veneto e Alonte con l’avvocato Angelo Merlin;

Montecchio Maggiore, Arzignano e Brendola, oltre ai Consigli di Bacino Bacchiglione e Valle del Chiampo, con l’avvocato Marco Tonellotto;

Albaredo d’Adige, Arcole, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Cologna Veneta, Legnago, Minerbe, Pressana, Roveredo di Guà, San Bonifacio, Terrazzo, Veronella, Zimella, con l’avvocato Vittore d’Acquarone.